Siamo lieti di condividere le note di Barbara, riguardo un viaggio in moto nella penisola iberica del 2003:

A me di visitare chiese, monumenti, cattedrali e musei mi provoca lo stesso entusiasmo che passare una notte in letto matrimoniale con Polpo.
Questo perche’ non hanno nulla a che fare con lo scopo dichiarato di un viaggio: guidare la mia moto!
Ecco quindi che la scelta dell’itinerario e’ un po’ diversa da quella che di solito si legge sulle riviste dove si fa’ un gran chiacchierare di citta’ d’arte e via dicendo.
In Agosto fa’ caldo quindi bisogna stare il piu’ possibile in montagna.
Le strade in pianura tendono ad essere diritte cioe’ noiose da fare in moto: quindi bisogna stare in montagna.
Insomma un bel viaggio estivo deve assolutamente svolgersi in montagna!!!!
Per pianificare l’itinerario prendo una carta geografica ganza e un evidenziatore verde. Ci segno tutti i passi montani che trovo. Quelli particolarmente alti si beccano pure un cerchietto rosso. Poi prendo l’evidenziatore giallo e cerco di congiungerli utilizzando solamente le strade panoramiche, quelle che hanno la striscetta verde accanto. Di solito viene fuori un bel zig zag che e’ esattamente quello che mi son riproposto. Dopo di che’ si passa a mappe piu’ dettagliate, magari di quelle che riportano pure le strade sterrate. E si migliora il percorso.
Un giro di scanner e son pronte per Ozi Explorer e la “televisione”! La faccenda e’ costosetta, lo ammetto, pero’ di gran sicurezza e soddisfazione, inarrivabile per qualunque navigatore.
Un giro in internet con il vietatissimo programma peer to peer conquista mappe e tracce belle e pronte. Gran contrabbandieri informatici ‘sti spagnoli!
E si parte per la Spagna e Portogallo.
I DRZ in autostrada sono da piangere, capisco bene Ciaccia che alla guida della Africa Twin ha scoperto un nuovo mondo ed e’ andato a fare il reportage sulla Salerno Reggio Calabria. Pero’ non ha mai provato un RC 600 R…
Scelta obbligata quindi il traghetto Genova Barcellona.
Per qualche motivo misterioso i traghetti costano sempre un pelino di piu’ della corrispondente tratta stradale. La grandi navi veloci ci scuce 400 euro a testa per andata e ritorno con posto poltrona. Ci imbarchiamo senza particolari problemi ma scopriamo che le poltrone sono diventate una specie di accampamento stile figli dei fiori, che evidentemente non amano il sapone visto l’odorino che ristagna…
La notte scorre a rilento tra contorsionismi per trovare l’inesistente posizione comoda e istinti omicidi nei riguardi degli immancabili cinghiali russatori.
Al mattino apro gli occhi e vedo WB con il fumetto che le esce dalle orecchie. E’ arrabbiatissima perche’ non ha chiuso occhio mentre a suo parere io ho dormito come un sasso(?!). La conosco e so’ come risolvere la cosa: una tazzona di latte e due cornetti le fan ritornare subito il sorriso. Comunque decidiamo che al ritorno prenderemo una cabina.
E cosi’ sbarchiamo in Spagna e ci facciamo scucire altri 50 euro a testa. Ormai siam troppo vecchi per il posto ponte…
Accendo il GPS e subito mi compare la carta 1:400.000 della Michelin sulla “televisione”.
Bene benissimo, via subito da questa citta’!!
E iniziano i guai. Stiamo percorrendo una tangenziale quando mi scappa l’occhio sul cartello posto su di uno svincolo: cribbio sto’ per perdere l’uscita!! Sterzatona e mi ritrovo sulla rotonda dove il famigerato cartello indica che per Terragona bisogna entrare in tangenziale. E rientro in tangenziale. Questo giochino lo ripeto per un bel po’ di volte fino a che WB si accosta e inizia un rosario che nemmeno un muratore bergamasco su dove diamine voglio andare…
Uffa. Io sono navigatore africano dove si punta la direzione e di la’ si cammina. Qui e’ tutta una strada che gira di qua’ e gira di la’, cartelli traditori… per forza che faccio casino!
E finalmente imbocchiamo la Red Carrettera, la statale spagnola insomma. Ragazzi che strade!! Asfalto fantastico, curve disegnate da un progettista di circuiti, limiti che quando ci sono e’ meglio rispettarli perche’ altrimenti voli fuori… e’ proprio un bel viaggiare!
Risulta subito evidente che i geometri spagnoli non amano le gallerie. E che non hanno verdi rompimaroni tra i piedi. Se vogliono passare da una certa parte, di la’ passano e se in mezzo c’e’ una montagna nessun problema, sbancano tutto. Quello che non ho assolutamente capito e’ dove diavolo buttano tutta quella terra. Piu’ avanti vi sara’ chiaro che sistema usano per fare ‘sti lavori.
Viaggiamo felici nella luce del tramonto e miei nuovissimi occhiali con lenti polaroid vanno benissimo. Di solito la “televisione” la vedi solo se ti fermi, ma questa magia che toglie il riflesso me la fa’ vedere nitida e definita. Sono contentissimo dei 15 euro che ho lasciato nell’autogril! Certo pero’ questi spagnoli non sono mica tanto machi, specie quelli in monovolume hanno tutti gli interni in rosa fucsia… ma che strano…possibile che sia una zona popolata solo da gay?!
Dal benzinaio capisco il perche’: il vetrone inclinato di queste macchine riflette in modo che gli occhiali fanno vedere dentro tutto rosa. Mi ero un po’ spaventato…
A tarda sera conquistiamo il nostro primo Hostal.
Incappiamo così nel problema della lingua. In Spagna ci sono almeno tre spagnoli, nel senso che il bancomat ti chiede se vuoi il Galiziano, il Castigliano o il Basco…
Tra tutti il Castigliano e’ spiccicato il veneto con l’aggiunta di qualche “o” e di qualche “esse”. Solo che a mettermi a parlare dialetto stretto con uno sconosciuto per di piu’ in un’altra nazione proprio mi fa’ fatica. Se poi mi vengono in mente i 3D di Polpo Impennador e Nellos Camperellos mi viene così da ridere che finisco per terra a tenermi la pancia…
Dopo un po’ compaiono due torinesi in Vespa. “Ciao dove andate? Boh, forse in Marocco, abbiamo due mesi di tempo….”. Beati loro, noi abbiamo solo 18 giorni. Dopo una bella doccia scendiamo per cenare. Sono le venti e trenta e il ristorante e’ deserto. Ahi ahi mi dico, siamo finiti in un postaccio. La mia particolare idea di ristorante parte dal presupposto che le cucine siano tutte luride e l’unica speranza per non prendersi il colera e’ quella di avere grosse quantita’ di cibo che vi transitano, di modo che lo sporco non fa’ ora ad accumularsi ma viene distribuito in piccole e innocue quantita’ ai commensali. In realta’ il ristorante e’ molto rinomato e dopo circa un’oretta si riempie. Scopriamo così gli orari spagnoli: cena non prima delle ventuno, colazione non prima delle nove e pranzo sul pomeriggio tardino. Faremo a pugni tutto il viaggio con questi orari, avete presente la fame che hai dopo una giornata di moto e ti dicono che devi aspettare ancora un’ora?! Mamma mia…
WB poi che se non fa’ SUBITO colazione si trasforma in terminator… ho imparato a tenere sempre pronto un pacchetto di biscotti sul comodino, vuoi mai che mi taglia la gola!
Continuiamo a correre verso sud est paralleli alla costa mediterranea su strade davvero belle e ci concediamo qualche facile sterrato qua’ e la’ che questa zona ne e’ piena. Cammino forestal. Aperto a tutti. Con tanto di cartello verde che ti dice dove vai e quanto e’ lunga la strada.
Vicino ad Alcaniz incrociamo il meridiano di Grenwich:
il GPS mi segna lo zero a 50 metri di distanza ma WB dice che il cippo e’ li’ e che sia io che il GPS non capiamo una ceppa. Inizio a spiegarle che e’ per colpa del Map Datum utilizzato ma mi becco un calcio negli stinchi e lascio predere.

Nanne a Teruel dove WB scopre un parco divertimenti con i dinosauri. Fortunatamente e’ tardi e il parco e’ chiuso. Scampato pericolo!
La giornata successiva comprende l’attraversamento di un paesotto chiamato Utiel. Detto paese e’ dotato di circonvallazione. Scene penose. Ma ce la facciamo. Ritroviamo la Red Carretera e ci fermiamo a far benza. Mentre son li’ che gironzolo per il distributore con cicca e coca cola mi casca l’occhio su una locandina che decanta un canyon salino: GANZO! Accosto un vecchietto e gli chiedo come si fa’ ad arrivarci. Dopo una serie di derecha e schierda (il destra sinistra locali) con la mano che gesticola in direzione di un bosco intuisco che e’ oltre le nostre possibilita’. Ma mentre mi sto’ mettendo il casco compaiono due bischeri molto minorenni in sella ad un KTM 50. Caccio un super urlo per superare il fragore dell’espansione libera e gli chiedo di portarmi alla salina. “Non tiengo la gasolina! E chi se frega, vieni qua’ che ti faccio il pieno!!!”. Il racing team parte deciso: le guide in spadrillas e magliettina in sella ad un competition EC50, scarico basso e cerchio anteriore conciato peggio di un serpente ubriaco. Il casco non sanno neanche cosa sia, l’ho intuito dagli sguardi incuriositi che gettavano al mio e a quello di WB! Lei è un po’ intimorita ed io che mi tenego la pancia dal ridere. Beh ragazzi, m’e’ venuta subito una gran voglia di prendermi un cinquantino: ma i giri che non prendeva quello zanzarino! Un frastuono apocalittico che pareva un aereo. D’accordo, non andava avanti ma era veramente emozionante!
Lasciamo l’asfalto e ci buttiamo in una magnifica sterrata che gira di qua e gira di la’ ci porta effettivamente in un calanco pieno di sale. Che posto strano.
Ecco le nostre guide!

Notate la posizione della targa: brillante no?!
Do’ un’occhiata alla “televisione” e mi accorgo che poco avanti a noi c’e’ la statale. Beh e che ci vuole?! Congediamo le guide (un po’ perplesse di abbandonarci in quella zona sperduta) e partiamo. La sterrata corre gentile tra i pini marittimi e, botta di culo vista la quantita’ di bivi, ritroviamo, tristemente, la striscia catramosa.
Da Casa Ibanez ad Albacete corre la statale. Ma ha l’aria un po’ troppo rettilinea e quindi DEVIAZIONE!! E meno male che abbiamo girato per Alcala’: altopiano secco incendiato, aria caldissima e spuntiamo sull’orlo di un canyon fondo un centinaio di metri dove scorre un discreto fiumiciattolo. Pioppi e verde. Beh, niente da dire, e’ una vera e propria OASI! Tra l’altro la strada che a tornantoni ci porta giu’ e’ pari pari quella di Nalut (Libia). Comincio a pensare che le avventure africane possano esistere anche fuori dall’Africa. Cammina e cammina usciamo dal canyon e arriviamo ad Albacete. Che ci crediate o no il termometro di WB segna i 45 gradi. E arrivano colpi di aria ben piu’ caldi. Mi vien da ridere: ma come? In mezzo all’ Algeria ad agosto ho visto i 41 e qui in Spagana ce n’e’ 45?! E c’è pure un gran vento stile tempesta di sabbia, non scherzo, solo che per fortuna la sabbia non c’è!
Avanti avanti, via subito da questo postaccio!! Arriviamo ad Alcarez e finiamo in un motel da cammionisti. Poco male, con 15 euro a testa abbiamo pure l’aria condizionata! Ma non l’acqua fredda. Quella calda invece a volonta’. Impossibile lavarsi, cuocere la pasta invece si. Pazienza, sara’ per un’altra volta…
La mattina sono agitatissimo e euforico: siamo vicinissimi ad una traccia scaricata da internet che porta in una zona che sulla carta e’ senza strade! Ergo e’ Fuori Strada!! Ole’ ole’ metto lo zoom a 1000 sulla “televisione” e iniziamo il motorally! Bello bellissimo, la traccia e’ lunga 350 Km e porta dritta verso il mare. Attraversiamo profumatissime pinete, sentierini non troppo difficili e c’e’ pure qualche guado!

Notate che come al solito WB non guarda dove va’. Ha un blocco mentale dopo il bagno alla Siena Follonica.
A Yeste abbandoniamo la traccia che porta un po’ troppo a sud e puntiamo verso Hornos. Ci insegue un mega temporale che non ci da’ tregua: avanti avanti!! Poco dopo Miller mi accorgo che la carta non va’ d’accordo con la strada: devo girare a est! E cosi’ alla prima sterrata che trovo giro deciso. Siamo a 1500 mt di quota e che ci crediate o no il fondo e’ di pura sabbia!! Cammina e cammina punto verso una non meglio precisata Casa Forestal dove e’ riportata una strada. Arriviamo in un posto magnifico: la valle si e’ stretta e da un lato c’è un paretone di arenaria rosso di sole al tramonto, dall’altro due casette in costruzione. Mi fermo per chiedere istruzioni.
Il gringo mi fa’:” Tu esta’ equivocando!”
Io che cosa?! WB, che e’ sempre piu’ svelta di me nel capire le cose, mi dice seria seria che ho equivocato. La guardo stranito, equivocato che cosa?! La casa forestal e’ a meno di un chilometro! E finalmente capisco e come al solito WB si mette a ridere che a momenti cade lei, la moto e tutto quanto. Uffa, sono nella valle sbagliata. Dietro front e lascio WB davanti che cosi’ per un po’ non mangia polvere.
A un bel momento incappiamo in un altro guado: non credo ai miei occhi. WB punta decisa una strada romana ricoperta di muschietto verde con un buon 30 cm di acqua sopra! Le urlo a squarciagola di fermarsi, gia’ mi vedo Siena Follonica 2 la vendetta. La mia bimba e’ molto obbediente, anche se non capisce perche’ sa’ che c’e’ qualche trappola in agguato e si ferma. Con un piede in ammollo e un sorriso assassino negli occhi mi fa’: me li asciughi tu gli scarponcini vero?!

Hornos e’ un bel posto, tranquillo e caratteristico. C’e’ pure una pizzeria. E una farmacia. Sono quattro giorni che viaggiamo con un caldo micidiale e decido che e’ meglio andar a far provvista di integratori salini prima di collassare del tutto. Mi presento in farmacia e con la miglior faccia di bronzo esordisco con : ” buenas tarde, tiene integratores de sales minerales? ” Silenzio. Cribbio! E adesso? Comincio a gesticolare che guido la moto e il sole e’ caldissimo e perdo litri di liquido dalle ascelle… Lampo di comprensione della ragazza che mi porta un deodorante. Colpa del motel di Alcazar che non mi son lavato… Ricribbio! Ricomincio a gesticolare che gioco a tennis e c’e’ caldissimo e finalmente vengo a capo della cosa: “Tu mangia gazpacho!” (giuro che si scrive cosi’, ho ancora il bigliettino). Scopro che non sono il solo a sudare nella zona e che anzi, la cosa e’ talmente comune che hanno realizzato una specie di minestra fatta apposta per questo scopo. Rimedio arabo. Ah beh, allora non metto becco, molto meglio del polase! Questa Africa continua a saltar fuori ongni momento.
Purtroppo la pizzeria e’ sprovvista del rimedio arabo e il tutto viene rimandato a data da definirsi.
Dormiamo come sassi: solo 240 km, di cui almeno un centianio di sterrato ma abbiamo guidato per quasi sei ore…
Il mattino sveglia di buon ora che ci attende un pezzo bellissimo! Solo che il gestore dell’Hostal non si vede. E mi pare scorretto partire senza pagarlo. Temporeggiamo con una focacciona all’uvetta, calda di forno. Vicino a noi sta’ un cavallo in un recinto piccino. E’ incazzatissimo, si vede distante un chilometro che ha una fame porca. Morde perfino il legno della staccionata. E lancia nitriti indignatissimi. WB intenerita gli porge un po’ di erbetta che viene ingoiata in un colpo di lingua. Avete presente quanto mangia un cavallo? La situazione sta’ diventando critica: WB continua a strappare erba e a portarla al cavallo dalla fame atavica. Rischiamo di star qua’ tutto il giorno. Per fortuna compare il locandiere e WB si distrae.
Appena partiti una pattuglia di polizia ci blocca dicendo che la strada e’ chiusa causa incendio. E’ un bel po’ che vediamo al telegiornale spagnolo fuoco per tutta la Spagna e Portogallo. Purtroppo non e’ un’esagerazione, c’e’ fumo e bruciacchiato in molte zone. In Portogallo pensate che avremo fatto minimo 10 Km di montagna con tutto bruciato sia a destra che a sinistra. Fa molta tristezza.
Grazie alla “televisione” improvvisiamo una bella deviazione e dopo un po’ ritorniamo in carreggiata.
Stiamo puntando alla Sierra Nevada: un montagnone di 3.482 metri a bordo mare. E pare che CI SIA UNA STRADA CHE LO ATTRAVERSA!!! Sono molto emozionato. Magari si vedono le coste del Marocco. Vuoi vedere che frego i francesi col loro Col della Bonette?! La strada piu’ alta d’europa? Tie’, questa di piu’!
Attravesiamo distese sterminate di ulivi e qualche campo di grano mietuto color oro. E arriviamo alle pendici settentrionali della montagna. Sosta bocadillio! Il bocadilio e’ il panino locale. Pesa almeno un chilo, a prescindere dal ripieno. Abbiamo imparato a prenderne uno e tagliarlo a meta’. Son li’ che mastico guardando le pendici verdi di pini quando sento uno STOK in bocca. Uffa mi si e’ rotto un dente. Il pezzo separatista e’ incastrato e non viene via. Chiamo WB in soccorso. Queste ragazze han tutto con loro, perfino la pinzetta/peletti che fa’ al caso nostro. Dunque: bar pieno di gente, LmdC stravaccato con fauci a mo’ di coccodrillo e WB che ravana con l’attrezzo metallico. Gorgoglii e istruzioni sputacchiate… e che diamine, situazione molto interessante! E infatti il bar si ferma e tutti si mettono a guardare e a consigliare. Peccato che ci manchi la foto. La situazione NON viene risolta e partiamo per lo studio dental. Lungo strada pero’ incappiamo in un parcheggio/deposito della croce rossa. Perfetto! Entriamo dentro e troviamo un gruppo di ragazzi intenti in una furibonda partita a calcetto. Espongo il problema e ricevo un diniego, loro non sono dentisti. Dai dai!! convinco il capogruppo. Molto professionale con i guanti di lattice si fa’ dare le pinzette di WB e dopo un paio di sacramenti mi cava sto’ accidente di otturazione. Grandi applausi e felicitazioni. Il pezzo me lo faccio dare, non si sa’ mai che con un pochino di stucco metallico…
Scavalchiamo il massiccio attraverso il passo di Ragua e siamo dall’altra parte. Il mare non si vede, sgrunt. Percorriamo una fetentissima stradina di montagna, massimo in terza, in direzione di Caipileira dove parte la strada per il Puerto de la Veleta: 3300 mslm! Che du maron quella stadina! Finalmente arriviamo al paesotto e riesco pure ad imbroccare la sterrata che sale! Ormai e’ sera, siamo stanchissimi ma come si fa’?! Avanti avanti!!

Come vedete basta che non accendete fuochi e lasciate pulito, per il resto fate un po’ quello che volete!
La strada e’ liscia e tranquilla, sale ampia piano piano fino a…. CONTROLLO VEICOLI…AAAGGGHHH!
La vacca maiala non ci laciano passare. Per di piu’ il gringo maledetto ha pure la branda dentro la guardiola e quindi anche una notturna diventa improbabile. Uffa.
Dietro front avanti marsh. Ritorniamo in paese e troviamo un ottimo Hostal. Rinfrancati da una bella doccetta ci presentiamo famelici al ristorante. Fa’ freschetto, siamo a 1600 m e tutti e due abbiamo addoso il pile. Il menu’ e’ come al solito pieno di cose che non si capisce ma…ole’ ole’ c’e’ il gazpacho! WB ha giusto voglia di una minestrina per scaldarsi un po’ e poi ha la sindrome del mangiare etnico. Io invece vado di pollo e patate, tranquillo e sicuro. E arriva il famigerato gazpacho. Trattasi di una scodellona piena di un trito di aglio, pomodoro e verdurame vario. Freddo come il frigo da dove proviene. Suppongo possa essere ristoratore in determinate circostanze ma ha un sapore terrificante e poi chi se la sente di ingoiare un litro di gelato?! Grande delusione della povera WB che comunque mi frega meta’ pollo e patate. Caldi caldi. Totalizziamo 403 Km in sei ore e tre quarti.
Il mattino successivo prevede il primo taglione: basta stradine fetenti, si va’ dritti filati in Portogallo! Ci sciroppiamo un 250 Km di autobhan Granada-Siviglia e poco dopo ci fermiamo a dormire. Sono sullo svincolo della statale che guardo dove andare a dormire e quando faccio per rimettere in moto nada, silenzio di tomba. Beh?! Che e’ ‘sta storia?! Ueh Pompelmo, sta mica a fare lo stupido! Gron gron gron… niente, nemmeno il piu’ piccolo ciuff. Mi sembra proprio che manchi benzina, mo’ provo a mettere la riserva… Vrom vrom!! E che diamine, s’e’ mai visto che ti fermi ESATTAMETE quando vai in riserva?!
Roba da far fuori dieci batterie…
L’ Hostal e’ fantastico, in pratica un bar di paese con sopra le camere in numero di 3. Ne conquistiamo una con pure l’aria condizionata. Meno male, fa’ ancora molto caldo e siamo stanchi.
La padrona dell’ Hostal e’ la versione femminile di Vor450, diciamo che intimidisce un pochino…
Ma come il compare maschio e’ gentilissima: no, non tengo cochera pero’ puede metere le moto nel bar!
E cosi’ i DRZ dormono insieme ad aranciate cocacola.
A Rosal della Frontera attravesiamo il confine. In Portogallo sembra tutto addormentato. Ma forse e’ la Spagna che e’ particolarmente vivace. Boh.
Poco dopo essere entrati vediamo a bordo strada una carovana di zingaracci, saranno dieci famiglie, tutti ovviamente in macchinoni. Mai capito perche’ loro in Mercedes e io in Tipo! Viene d’istinto girare il polso destro e allungare veloci. Anche perche’ la situazione non e’ del tutto chiara: sara’ stato verso giugno quando una super banda di banditi minorenni ha rapinato l’INTERA spiaggia di Lisbona, vi ricordate? Roba da non credere ma comunque sufficiente per girare con le orecchie dritte e occhi ben aperti.
Dormiamo ad Evora, una specie di Firenze locale a quel che ho capito. Per trovare l’albergo siamo diventati matti. Il posto e’ piccino e tutto pieno di cartelli che indicano alberghi. Solo che al terzo giro della cittadina non ne avevamo beccato nemmeno uno! Ci fermiamo scoraggiati e per fortuna WB blocca una coppia di padovani lonely planet muniti che ci salva indicandoci il posto. Lei si fa’ il suo giro turistico cattedrale/monumenti e io dormo felice sotto il gettone del condizionatore a stecca. In un ristorante pseudo italiano prendiamo una fregatura memorabile a causa di un menu’ tutto “ao”, “miao” e “bao” che non si capisce niente. Il portoghese e’ come l’ostrogoto.
Ormai stiamo puntando a nord verso la Galizia e Santiago. Le stade sono anche discrete ma e’ tutto bruciato. Per darvi un’idea dei roghi che si formano un cartello stradale a 10 metri dal bosco era completamente sverniciato e anche la zincatura non era in gran forma. Bruttissimo, come vedere una zona di guerra.
L’itinerario ci porta nei pressi di Fatima e WB vuole assolutamente andarci. Sono in una valle dove scorrono tre statali e una autostrada, ghirigori innimaginabili. Mio malgrado scelgo l’autostrada per non perdere troppo tempo. Appena entrati…ole’ ole’ SUPER INGORGO! Meno male siamo in moto. Pari pari alla tangenziale di Milano. Il bello e’ che le altre strade erano semi deserte! Tutto il mondo e’ paese.
Fatima e’ un posto sconvolgente: ci sono centinaia di persone accampate alla bell’e meglio lungo strada, sporcizia dappertutto e un’ aria da apocalisse come una cappa. Davvero inquietante.
Un po’ dopo decidiamo una variante al solito tran tran: SI VA’ IN PISCINA!! In Spagna e Portogallo tutti i paesini hanno la loro bella piscinetta, quelli un po’ importanti si concedono pure divagazioni acquatiche/architettoniche. Dopo il super bagno ristoratore riprendiamo verso nord. Altri boschi bruciati e… non riusciamo a trovare da dormire! Oh accidenti! Continuiamo ad avanzare fino a che capitiamo a Coimbra, una cittadina di discrete dimensioni. E’ sera tarda e non riusciamo a trovare alloggio. Ad una rotonda affianco un centauro portoghese e lo impietosisco con il mio miglior sorriso da orfanello. Ci accompagna per un buon quarto d’ora in mezzo a strade e stradine fino a destinazione. Un sorriso e ciao. W i centauri!
L’albergo e’ tra i piu’ vecchi, la targa parla di 60 anni, quindi niente condizionatore e interruttore della luce dietro la spalliera del letto. Trovato con la pila che era tutto buio… e chi se frega!
Il giorno dopo lo trascorriamo in mezzo alle montagne e proprio scavalcando un crinale vedo una faccenda che mi sembra finta e impossibile: sul crinale opposto sale una tagliafuoco ripidissima e infinita. Mentre mi avvicino studio il sistema migliore per convincere WB che ho sbagliato strada e che quella giusta e’ quella la’… mi fermo indossando la miglior faccia di bronzo possibile vista l’eccitazione. Invece arriva lei sbraitando peggio di Biscardi se l’avevo vista e che bisogna assolutamente andare la’ non importa che mazza dice il GPS. Ole’! Brava la mia bimba! Una vera endurista!

Sfogati gli ardori continuiamo a correre verso la Galizia. C’e’ un caldo assassino, siamo sui 40 stabili, fuocherelli un po’ dappertutto e decidiamo per la sosta pomeridiana. Niente piscina ma bar condizionato. E’ c’e’ pure un maxi schermo, danno un film divertentissimo stile rambo/ironico ambientato in Bolivia. Il sonoro e’ in inglese urlato (in questo tipo di film urlano sempre) con sottotitoli in portoghese. Litigoni per la corretta interpretazione della frase…
Altri 100 Km e ritorniamo in Spagna. Il Portogallo non mi e’ piaciuto granche’, almeno in confronto alla Spagna.
A Passo di Regua (che in realta’ sta’ in pianura) finiamo in un albergo costosissimo ma non ce la sentiamo di girovagare in cerca di sistemazioni piu’ economiche.
In attesa che arrivino le famigerate ventuno, ora in cui aprono le cucine (li mortacci loro!) prendiamo una birra in un bar. Beh, avete presente un birrone gelato servito in un bicchiere appena tolto da frizer coperto di brina?! Dopo una giornata passata a 40 gradi?! Ovviamente la birra viene assorbita immediatamente e ci ritroviamo sbronzetti in un lampo. Mica finisce qui: si sentono suoni di tamburi, tamburi stile africano che picchiano fin dentro il dna piu’ arcaico… sono le TUCANAS, gruppo femminile, concerto ore 23. Brividi sotto la pelle. Siamo molto stanchi e dopo cena non me la sento di aspettare un’altra ora per strada, convinco WB e un po’ a malinquore andiamo a dormire. Se mi tiravo una martellata nei maroni facevo meglio. Il concerto c’era perche’ c’era una Fiesta e quando gli spagnoli fanno una Fiesta la fanno come dio comanda. Allo scoccare della mezzanotte la citta’ esplode: botti, petardi, fuochi d’artificio, macchine che suonano e gente che urla, un putiferio. Di dormire non se ne parla nemmeno. Cribbio. Verso le due la faccenda si calma e riprendiamo sonno. Per risvegliarci di li a un paio d’ore fradici di sudore: il condizionatore e’ KO. Controllo e manca la luce. Secondo voi le tapparelle di un mega hotel come si aprono? Ovviamente niente nastro da tirare, full confort qui, ELETTRICHE! Chiusi come sardine. AAAGGGHHH!!!
Tra me e me mi dico: magari e’ saltato l’interruttore del piano. Nudo come un verme esco in corridoio in cerca del famigerato interruttore. Mentre son li’ che mi aggiro furtivo mi vien mica in mente Orchidea Selvaggia, sapete quando ci sono i due che si trovano nell’ albergo abbandonato e ci danno che per l’appunto solo nei film… l’idea all’inizio quasi mi intriga ma poi, al ricordo del negrone tutto muscoli e … mi sento assolutamente NON all’altezza e corro velocissimo in camera. WB fa’ per chiedermi che diamine mi e’ preso ma per fortuna lascia perdere ed evito l’ennesima figura di merda.
Al mattino succedono due cose: il portiere nega che ci sia stato un qualsiasi disservizio e vuole il prezzo pieno. Aggiunto del parcheggio moto che la sera prima aveva taciuto. Fuori ci sono 17 gradi. Cosa sia successo non lo so’ ma da allora in poi sara’ sempre freschetto, troppo per riabituare due fisici che da una settimana combattono con 40 gradi.
E finalmente siamo in Galizia. Qua’ le strade sono parecchio piu’ trafficate e piene di paesini con quei rompi maroni dei semafori intelligenti che restan rossi fin quando non ti sei fermato. Un po’ una palla. Ma ecco che compare un’ autostrada fantasma, nuovissima e non riportata sulla carta. Il cartello dice Santiago. Beh, dai, e’ solo un pezzettino! E infatti percorriamo i 40 Km in un attimo. Solo che al casello mi sento chiedere quattro euro e mezzo! E che diamine, basta autostrade! Ci fermiamo in un Hostal lungo la costa atlantica, e’ prestino e quindi allunghiamo senza bagagli fino a Capo Finisterre.
Oltre solo l’oceano e molto molto lontano l’America. I pensieri si fondono nell’immensita’ dell’orizzonte, accarezzati dalla luce del tramonto che ci investe di fronte. In tanta esplosione di romantici sogni ce ne andiamo in pineta e ci concediamo una trombatina. Ole’.
Purtroppo ci tocca di dormire in letto matrimoniale: notte d’inferno a prendere e restituire calci e quant’altro possa accadere a due irrequieti dormienti che si sognano salti, mulattiere e incidenti in moto e hanno gli scatti di sopravvivenza anche se dormono… Ci svegliamo entrambi arrabbiatissimi.
Colpa tua! No sei te che sei precisa di lokness e mi spaventi! ecc ecc ecc….
Beh, dopo colazione la cosa si attenua e ripartiamo inseguiti dal temporale: non ci mollera’ per tutto il giorno, sempre li’ che se ti fermi ti bagna tutto. Snervante. Per di piu’ finiamo a dormire a Villalba in un Hostal che ha solo letti matrimoniali. AAAGGGHHH!!!!
Il giorno seguente la minestra e’ sempre quella: musi lunghi e nuvoloni di tipo segugio. Arrivati in riva all’oceano facciamo un pezzetto di sterrata e arriviamo in un mini fiordo, una faccenda da una cinquantina di metri. La marea sta’ salendo ed e’ bellissimo vedere la risacca che avanza metro dopo metro sul fondo sabbioso.
Beh, basta con ‘sta costa atlantica, troppo umida! CAP 180 e si ritorna in montagna.
La faccenda cambia aspetto immediatamente, stiamo entrando nella Cordillera Cantabrica. Strade un po’ strettine ma belle, grandi pinete, prati e una quantita’ di generatori eolici. Questi ventilatoroni alti piu’ di trenta metri sono costruiti sui crinali dei monti. E ovviamente c’e’ una stradina che li collega a gruppi. Ma guarda te che il GPS dice di andare proprio di la’! E ci facciamo un po’ di bellissime forestali. Il passo di Leitariegos (che chissa’ perche’ mi ricorda le aragoste) ci deposita nella valle della Luna. Per la verita’ Luna e’ il torrente che ci corre ma visto che altri nomi non ne so ho chiamato pure le montagne Montagne della Luna. Che sono bellisisme.
In questa zona ci sono molte miniere di carbone e nei pressi di una c’era questo:

Secondo voi WB preferisce Bred Pitt o questo CAT da 280 tonnellate e 1400 cavalli? Ma che bimba strana…
Attraversiamo una fila di parchi nazionali uno piu’ bello dell’altro passando per Riano, il paese delle fate.

Questa zona e’ molto bella. Totalizziamo 350 Km in 6 ore. E non veniteci a dire che tiriamo il collo alle moto!
Il giorno dopo ci aspetta un lungo “trasferimento” fino a Pamplona. Cribbio ricompare il temporale!
Noi stiamo correndo verso ovest e il fetente, visto che le altre volte non e’ riuscito a prenderci, arriva da nord. Un fronte immenso scavalca le montagne e si precipita in pianura, in do’ ciapo ciapo e in particolare ciapo voi!! Corri corri, scappa scappa alla fine ci raggiunge. Ma ecco un cartello che ci salva: indica la grotta dei francesi, 2 Km. Tie’! La zona e’ molto ricca di grotte, e’ tutta roccia calcarea, e questa e’ davvero buffa: un cunicolo pressoche’ orrizontale, lungo un chilometrino che sta’ sotto il terreno di un 5-10 metri. Abbiamo imparato che si chiama cosi’ perche’ in quel posto spagnoli e francesi hanno avuto a che ridire un paio di secoli fa’. Non mi ricordo chi ha vinto (mi pare gli spagnoli) ma visto che la zona e’ di pura roccia hanno pensato bene di utilizzare la bocca d’ingresso della grotta come tomba per tutti i francesi. Passa un secolino e il solito abbate cerca tutto incappa nello stesso buco e decide di andare a vedere: corda, candela e giu’. Finisce in mezzo a un centinaio di scheletri, non muore di spavento e per tutti diventa la grotta dei francesi. Ecco, sono istruito io!
Arriviamo a Pamplona, mi esibisco nel solito casino strappalacrime con le tangenziali, ne esco e partiamo in cerca dell Hostal. Siamo ai piedi dei Pirenei, delle signore montagne! Gira qua e gira la’ niente da fare, tutto pieno. Cribbio! Fa’ troppo freddo per dormire all’adiaccio! Finalmente ad Ekai troviamo un bel albergo, caretto ma full confort. E’ quel che ci vuole dopo 400 km di freddo.
Il mattino dopo attacchiamo i Pirenei. Eh si vala’! Nuvole che nemmeno l’appocalisse e ci sono 15 gradi!
Siamo vestiti con praticamente tutto quello che abbiamo ma proprio non riusciamo ad abituarci al clima.
Dietro front, si parte per le Bardenas Reales. Posto di calanchi abbastanza bello ma purtroppo e’ parco e le sterrate piu’ “interessanti” sono chiuse. Visto che in giro ci son pure i carri armati rispettiamo il divieto, sai mai che ci tirano addosso…
Percorriamo stradine sperdute e arriviamo in un posto strafigo: c’e’ una siccita’ spaventosa e i bacini di raccolta sono praticamente asciutti. Anche l’embalse de Sotonera (navigabile…) e’ nelle medesime condizioni. Siamo in pieno Chott el Djerid!!

Tira molla e martella ci facciamo una ventina di chilometri a zonzo tra sabbioni, canali e pinete.
Usciamo vicino a Huesca e mi precipito al distributore, sono in mega riserva. Butto dentro al IMS 16.5 litri, ne avevo ancora uno e poi… corda. Il sistema della cannetta/riserva funziona bene! WB mediamente consuma un 10% in meno. Colpa della panza, dice lei. Uffa.
Dormire a Huesca e’ una faccenda complicatina. Gli hotel costano parecchio, gli hostal hanno la reception da una parte e i letti da un’ altra. WB (oggi tocca a lei sbrigare la pratica nanna) esce inferocita dopo l’ennesimo tentativo che non ne puo’ piu’. E allora giochiamo la famosa carta “i peggio posti sono lungo la statale”. E troviamo l’alberogo di plastica. Sapete, di quelli che il bagno e’ un’unico stampo plasticoso, porta carta igenica compreso… A 15 euro a testa vince il giro.
Il mattino ci mostra una splendida vista sui Pirenei: zero nuvole ma un po’ freschetto. Ale’ ale’! Addosso ai Pirenei!. Entriamo dentro per un po’ e:
1) arrivano i nuvoloni
2) per strada ci sono gli spagnoli vacanzieri che sono storditi esattamente come quelli italiani.
Ogni metro un terno al lotto. Lasciamo perdere e scendiamo a sud.
Piu’ di 10 anni fa’ il mio amico Italo mi aveva fatto fare un cerchietto sotto Huesca. Vaghi ricordi di deserto o qualcosa del genere. “WB andiamo la’, sara’ fantastico!”
Attraversiamo il cerchietto con zero risultati. Boh, avranno costruito…
Troviamo da dormire in un hostal fantastico: mura merlate, pavimento di cotto e armature medioevali in corridoio. C’e’ pure la piscina ma e’ un po’ troppo tardi. 35 euro in due. WB in mezzo a tutto ‘sto etnico e’ felice.
Stiamo puntando al mare. WB dice che che c’e’ un posto bellissimo vicino a Girona. A Girona sta’ pure la Gas Gas per cui a me va’ benissimo…
Lungo strada visitiamo una tomba spacciata per preistorica (in effetti i sassi erano belli vecchi ma dire che erano li’ da 5.000 anni, boh). La visita culturale nasce ovviamente dal fatto che la strada per arrivarci e’ una magnifica sterrata tra pini marittimi…
E alla fine mi tocca il mare. Posto turistico. Sgrunt. Ma convinco WB a far visita alla Gas Gas. Troviamo la fabbrica facilmente, si vede dall’ autostrada, pero’ non c’e’ nessuno in giro. Suono timoroso il campanello ed esce il portiere confermandomi che sono tutti alla playa. Peccato. Pero’ mi faccio una super foto!

Stiamo mettendoci il casco per ripartire quando si sente un 4T che sgasa alla grande: orpo, ci ghe’? Arriva un ragazzo senza casco con un motard. Imbarazzatissimo ma con un sorriso da orecchio ad orecchio farfuglio qualcosa del tipo: io pilota italiano, Gas Gas numero uno!. Il ragazzo mi guarda e in un italiano accentato inglese mi fa’: “Perche’ parli come uno zingaro? Parla pure italiano!”
Risultato: silenzio di tomba. M’ha preso contropiede. Dopo un po’ mi riprendo e ci scambio due parole.
Sto’ parlando con Guillem, ingegnere capo Gas Gas.
Lui guarda i due DRZ e ci fa’: “cosa sono quelle?” E io “dos lavadoras” . Ah beh.
Giusto per sottolineare la cosa mi fa’ provare il prototipo 2006 450 motard. Che effettivamente si alza in quarta senza tante storie…
Poi tocca a WB. All’inizio, un po’ intimidita, non vuol salire ma poi parte e non vuol piu’ fermarsi. E’ bellissima! Guarda che piccina! E che frizione!! E cosi’ WB diventa anche tester prototipi.

Torniamo all’albergo belli contenti e per festeggiare a cena prendiamo una paelia versione “lusso” che ci terra’ compagnia per altri due giorni. Molto “odorosa”.
Ormai i giorni son finiti e ci tocca di ritornare. Barcellona ci offre un’ultimo sprazzo di emozione perche’ per arrivare all’imbarco del traghetto abbiamo girato mezzora ad una distanza media di 800 metri dal punto GPS. La navigazione stradale non fa’ per me.
E cosi’ ci siamo molto divertiti.

Un po’ di numeri:
consumi: WB ha consumato 293 litri di benzina facendo i 23,4 Km/litro, io 319 litri con media di 21,5 km/litro ( +9%, mica poco. In seguito ho scoperto che il mio getto del minimo e’ 65, quello di WB 45 da cui una carburazione grassa alla prima apertura: W i giapponesi… )
Abbiamo percorso 6.856 km in 18 giorni, alla velocita’ media di circa 60 km/ora.
Brum brum
LmdC e WB