La cultura non si ammala di coronavirus, anzi è l’arma per saperlo combattere.

Per questo anche e soprattutto quando l’ incubo si diraderà sarà FONDAMENTALE  mantenerla in vita ricordandosi delle librerie, che ne sono i vasi sanguigni.

Come per la salute, vessata da decenni sia a livello di risorse economiche che comportamentali ( con le frequenti aggressioni ad operatori sanitari od i media che vi dedicano spazio solo per gli infinitesimali casi di malasanità ) anche per la cultura è essenziale che non si passi da uno stato di temporaneo eroismo ad una ritrovata dimenticanza.

Quando rivedremo la luce alla fine di questo tunnel sarà quindi importante che istituzioni, operatori del settore ma anche e soprattutto la gente non lascino soli libri, librerie ed i librai indipendenti, alimentati da una grande passione e non solamente da fini di mero profitto.
Certo, una libreria è un’ azienda con conti da quadrare ed equilibri da rispettare, ma se non ci fosse la passione ( certamente nel nostro caso ma sicuramente per la gran parte della consorteria ) ed il piacere di condividere esperienze e letture, gran parte delle librerie indipendenti non avrebbe motivo di esistere.

Queste righe nascono perchè in questi giorni tra il peggiore degli incubi ed il filmaccio catastrofico di serie C stiamo leggendo vari appelli per la riaperture delle librerie ( apparentemente discriminate rispetto a tabaccai ed edicolanti) o consentire alle stesse la possibilità di gestire ordini on line che la legge- limitando le consegne a corrieri professionali- de facto consente solo al Moloch Amazon od alla grande distribuzione….

Da lettore nonché da piccolo ma appassionatissimo libraio ( di viaggi, settore la cui ripresa sarà presumibilmente assai piu’ lenta ) ritengo questi appelli degli inutili acchiappalike, e neanche migliori dei tanti che girano ( ora molti hanno piu’ tempo …) .

Se infatti dobbiamo restare a casa ed interagire il meno possibile sarebbe in controtendenza (ri)aprire nuovi luoghi – casomai si valuti la chiusura dei tabaccai, con le macchinette a soccorso dei tabagisti.

Riguardo le spedizioni on line, in tutte le situazioni c’è chi guadagna ( in guerra i produttori di armamenti, ora quelli di mascherine o macchinari medici…) quindi ci sta che ora i professionisti dell’ on line aumentino la loro attività soprattutto se lo fanno con efficienza ( su questo nulla da dire ahimè contro il Moloch di Bezos). Se una piccola libreria si attivasse dovrebbe andare piu’ frequentemente alla posta – ergo alimentando le problematiche che siamo invece invitati a minimizzare – e, salvo rare eccezioni, l’ introito sarebbe comunque irrisorio. Certo, è un bel modo di tenere vivo il rapporto con la clientela ma non certo l’ unico nell’ era dell’ interazione digitale e dei social.

Personalmente ritengo poi che ora la richiesta di libri on line è associata soprattutto alle novità – che non escono comunque – od a rari classici ( Camus, Manzoni…) che ritornano in auge; chi ama leggere ( o rileggere!) i libri li ha in casa e non credo che chi non legge mai ora improvvisamente sia folgorato dal tarlo della lettura da lamentarsi per la chiusura temporanea delle librerie.

Lasciamo perdere quindi questi appelli del momento e ricordatevi di noi piu’ avanti,tornando a frequentarci, a partecipare alle nostre iniziative, agli incontri con gli autori, a seguire i nostri consigli, a privilegiare il rapporto umano che non può certo darvi la pur efficientissima creatura di Bezos, insomma NON LASCIATECI SOLI DOPO  !

(Immagine :”Attic time with Grandpa” di Norman Rockwell)